Cloruro di litio

Qual è il ruolo del cloruro di litio nei processi di vinificazione?

Il vino non è un prodotto eterno. Col passare del tempo, tende ad acidificarsi più del dovuto e a trasformarsi inesorabilmente in “aceto”. Quando ci si avvia verso questa fase, c’è una sostanza molto importante che viene in soccorso degli enologi: il cloruro di litio.

Il cloruro di litio è un rivelatore e fa parte della categoria dei denaturanti: il suo utilizzo è peculiare quando il vino non è più vendibile al pubblico, perché magari è avariato o al suo interno si è creata come una composizione anomala.

A dire il vero, però, il cloruro di litio ha anche un altro utilizzo: diventa fondamentale, infatti, nella produzione di prodotti enologici destinati alla distilleria.

Enoland distribuisce per i suoi clienti confezioni di cloruro di litio disponibili in due formati, da 1 kg o da 25 kg: il cloruro di litio si presenta come una polvere cristallina dal colore molto chiaro, che oscilla tra il giallo paglierino e il bianco.

Molto importante nella vinificazione, il cloruro di litio è un additivo fondamentale da avere sempre a disposizione, perché in grado di rivelare lo stato di avanzamento dei vini avariati in maniera rapida e semplice.

Per quanto riguarda le dosi, il cloruro di litio va dosato in base alle esigenze: se si tratta di denaturare un prodotto che deve diventare distillato, la dose può andare dai 5 ai 10 g/hl. Se si tratta, invece, di vini avariati o dalle composizioni strane, la dose diventa direttamente di 10g/hl.


attrezzature per la vinificazione

Tutte le fasi della vinificazione

Le attrezzature per la vinificazione sono fondamentale per la riuscita del vino stesso. Gli strumenti e le attrezzature servono a perfezionare il procedimento della produzione del vino, a partire dalla selezione delle uve fino alla loro macerazione e passando per tutta una serie di passaggi che vanno dalla fermentazione all’imbottigliamento, contando anche step importanti come quello dello stoccaggio, della refrigerazione e del filtraggio.

Quando apriamo una bottiglia di vino spesso ci dimentichiamo di tutto quello che c’è al suo interno: tradizione, sacrificio, amore, professione – e, quindi, strumentazioni adeguate. Tutto deve procedere e funzionare alla perfezione, se si vuole che il risultato sia eccellente e al di sopra delle aspettative.

Quali sono e a cosa servono, dunque, le attrezzature per la vinificazione?

Dopo che l’uva è stata raccolta e selezionata, incontra prima le macchine pigiatrici che schiacciano delicatamente gli acini per estrarne il succo e poi le deraspatrici, che servono a separare i frutti dai raspi, appunto.

Finito questo procedimento, l’uva è pronta per la pressatura. La pressatura avviene con una pressa, ovviamente, che è in grado di estrarre il mosto dagli acini e avvia il frutto verso la sua trasformazione in vino.

Dopo la pressatura, il mosto incontra un altro tipo di attrezzatura per la vinificazione, quello per la fermentazione (in grado, poi, di aumentare la gradazione alcolica del vino). Dopo la fermentazione, il vino deve essere filtrato, solitamente con filtri tangenziali che tendono a durare di più nel tempo, e successivamente posto all’interno di serbatoi, dove il mosto in fermentazione viene lasciato a riposare.

Trascorso il tempo necessario, si passa – finalmente – all’imbottigliamento.


sorbato di potassio

Il sorbato di potassio nella stabilizzazione dei vini

Il sorbato di potassio serve a dare stabilità biologica al vino, poiché inibisce la formazione di funghi microscopici. È una sostanza antisettica ideale per vini con residui zuccherini, poiché limita la rifermentazione in bottiglia: è perfetta quindi per vini molto dolci come passiti, vini liquorosi o vini da dessert.

Enoland distribuisce sorbato di potassio in confezioni da 1kg, in forma di granuli sferici: il grado di purezza della sostanza è molto alto e garantisce la totale assenza di odori anomali.

Il sorbato di potassio, però, pur essendo un ottimo germicida, non ha alcun effetto sui batteri acetici e da solo non previene le ossidazioni (può farlo se combinato all’anidride solforosa, vedremo dopo come).

Come dicevamo, quindi, il compito principale del sorbato di potassio è di svolgere una stabilizzazione biologica del vino, specie in casi in cui non ci sono tecniche utili a garantire una stabilità del prodotto.

Perché il sorbato di potassio funzioni alla perfezione è consigliabile associargli una parte di anidride solforosa e un trattamento di filtrazione sterile: l’anidride solforosa protegge il vino dalle ossidazioni e previene la formazione di cattivi odori (ma anche odori indesiderati in genere).

Le dosi sono più o meno stabili, sia per vini bianchi che per vini rossi e si aggirano intorno ai 27g/hl (quantitativo che apporta al vino circa 200 mg/l di acido ascorbico e circa 70 mg/l di potassio).


attrezzature enologiche

Attrezzature enologiche: a cosa serve la pressa pneumatica

In enologia, la pressa pneumatica serve a pressare le uve subito dopo la loro selezione. È tra le attrezzature per l’enologia più importanti, perché consente di produrre vini di qualità: in commercio potrete trovare diverse tipologie di presse pneumatiche, ognuna adatta a una differente esigenza. Vediamo insieme di cosa si tratta, come funziona e perché è così importante.

Solitamente, la pressa pneumatica è un macchinario composto da una struttura resistente che contiene una gabbia cilindrica, al cui interno si trova una membrana che si gonfia durante la lavorazione e un motore elettrico che aziona tutto il macchinario. In basso, sotto il macchinario, si trova un recipiente che raccoglie il mosto prodotto.

La gabbia cilindrica ruota su se stessa per pressare l’uva tutta allo stesso modo e con la stessa forza esercitata. La membrana interna si gonfia grazie all’aria compressa generata dal motore elettrico.

Per attrezzature per l’enologia come questo si utilizza l’acciaio inox perché sterile, resistente e non compromette in alcun modo la produzione del vino.

Tra i modelli di pressa pneumatica che troverete in commercio ci sono quelle a gabbia aperta o chiusa e quelle a membrana singola (laterale o coassiale) o doppia.

Come è facile intuire, ogni pressa si adatta ad una differente esigenza, sia in termini di spazio che di lavorazione delle uve: Enoland distribuisce per i suoi clienti attrezzature per l’enologia di vario tipo, tutte di altissima qualità, certificate e garantite dai migliori marchi presenti sul mercato.


Acido citrico nel vino

Le funzioni dell’acido citrico nel vino

Gli acidi nel vino sono molto importanti, perché ne influenzano sia le proprietà organolettiche che gusto e aspetto. Esistono due tipologie di acidi differenti: quelli già presenti nel vino sono l’acido tartarico, malico o citrico; quelli detti “di neoformazione”, invece, sono l’acido lattico, succinico, acetico.

Come è facile intuire, l’acidità del mosto dipende essenzialmente dalla prima tipologia di acidi, quelli cioè già presenti nelle uve. Come l’acido citrico, che si trova in concentrazione piuttosto stabile nel vino, non subisce variazioni nella trasformazione da mosto a vino e, insieme agli altri acidi, contribuisce a regalare al vino il giusto colore, sapore e profumo.

Anche se l’acido citrico esiste in natura, viene utilizzato nel vino per prevenire le ossidazioni e si presenta, come additivo o acidificante, sotto forma di polverina bianca e cristallina pura.

In generale, comunque, la quantità e tipologia di acidi nel vino dipendono dalla maturazione dell’uva o dai fattori ambientali in cui l’uva si trova. Gli acidi nel vino possono e devono esistere, quindi, ma in proporzioni piuttosto variabili: tutto dipende dal tipo di vino che si intende produrre (e dal sapore/colore/profumo che vogliamo regalargli).

Esistono vini più o meno “acidi” e il livello di acidità solitamente li rende più o meno corposi al gusto: se un vino ha una buona quantità di acidi, come ad esempio i vini bianchi più secchi, è perfetto per accompagnare aperitivi o pietanze come il pesce; se, invece, la percentuale di acidità è più bassa, come ad esempio in molti vini rossi, andrà bene per accompagnare pietanze a base di carne. Nel caso in cui il vino ha una percentuale di acidità elevata, sarà un vino adatto a salumi e formaggi particolarmente grassi.


Stabilizzazione tartarica

Cos’è e a cosa serve la stabilizzazione tartarica

La stabilizzazione tartarica è un procedimento fondamentale dell’imbottigliamento dei vini, che si rende necessario a causa di una reazione chimica tra componenti del vino stesso durante la fase finale della lavorazione del prodotto.

Quando il mosto si appresta a diventare vino, all’interno del prodotto si creano fenomeni di precipitazioni provocati da due sostanze nello specifico, il potassio e l’acido tartarico, che entrano in contatto tra loro durante la pigiatura degli acini.

Il sapore e l’odore non risentono di queste precipitazioni, ma l’aspetto sicuramente sì ed è per questo che si parla di stabilizzazione tartarica.

Esistono due metodi universalmente condivisi nella stabilizzazione tartarica dei vini: l’abbassamento della temperatura durante la conservazione e l’aggiunta di additivi fondamentali per la stabilizzazione.

Le basse temperature, infatti, limitano il rischio di precipitazione del potassio e dell’acido tartarico, evitando la formazione di cristalli visibili ad occhio nudo e favorendo, così, la stabilizzazione tartarica.

Esistono, tuttavia, in commercio additivi molto efficaci per effettuare al meglio questo procedimento: l’azienda di Foggia Enoland, ad esempio, rivende ai suoi clienti un prodotto chiamato Enol Cristal, che consente una rapida stabilizzazione tartarica del vino, riuscendo così ad abbattere fino al 40% del potassio presente durante la vinificazione, senza mai alterare la struttura del vino stesso.


Attrezzatura per vinificazione

Cos’è il filtro tangenziale, elemento fondamentale per la tua attrezzatura per vinificazione

Studiando come funziona l’attrezzatura per vinificazione, risulta chiaro che la filtrazione tangenziale è una procedura molto particolare che fa sì che il vino da filtrare scorra in maniera tangenziale rispetto alla superficie del filtro. In questo modo, il mosto filtrato che si deposita sulla superficie scivola via con facilità, lasciando solo la parte di vino che sarà poi imbottigliata.

Attrezzatura per vinificazione fondamentale , il filtro tangenziale è quindi molto importante per rendere il vino il più “limpido” possibile e per regolare la stabilizzazione microbiologica, eliminando tutte le sostanze potenzialmente ossidanti. L’utilizzo di filtri tangenziali, quindi, è molto importante per limitare il rischio di ossidazione dei vini. In generale, grazie alla filtrazione tangenziale, si evitano tantissimi passaggi successivi che rischierebbero di togliere stabilità e qualità al vino stesso: in questo modo, in un unico passaggio fai in modo che il vino mantenga inalterate tutte le sue principali caratteristiche e qualità.

Per produrre e distribuire un vino di qualità, è molto importante fare attenzione all’attrezzatura per la vinificazione che si decide di utilizzare: anche se quella del vino è una pratica millenaria che si tramanda di generazione in generazione, è molto utile affidarsi all’avanzamento tecnologico che contribuisce alla produzione di un vino corposo, limpido e di qualità.

Enoland distribuisce in prima persona macchinari, attrezzatura per vinificazione e prodotti enologici di qualità, affidandosi ai migliori marchi presenti sul mercato e garantendo, così, ai suoi clienti una produzione enologica eccellente.


Accessori enologici

Come si imbottiglia il vino? Guida all’uso degli accessori enologici necessari

Per imbottigliare il vino, segui la luna (oltre, ovviamente, ai giusti accessori enologici)! Anche se suona come una tradizione popolare – e probabilmente lo è – l’imbottigliamento è una fase delicata della vinificazione (nonché fase finale del processo “creativo”) e moltissime aziende, ancora oggi, decidono di affidarsi al calendario lunare, per decidere il giorno perfetto per imbottigliare i vini. Per esempio: se la luna è piena, si possono imbottigliare tutti i tipi di vino; se invece la luna è nuova è meglio evitare l’imbottigliamento. Non ci sono, ovviamente, riferimenti scientifici a questo metodo, ma funziona così com’è ed è giusto che rimanga così.

Accessori enologici per l’imbottigliamento

Per imbottigliare i vini, è necessario affidarsi ad accessori enologici particolari, in grado di travasare il vino nel modo giusto e conservarlo in bottiglie di vetro apposite che in nessun modo compromettano lo stato del vino stesso.

Prima di procedere all’imbottigliamento, è necessario lavare e sterilizzare tutte le bottiglie, utilizzando macchinari appositi. Una volta pulite, le bottiglie si possono riempire: una procedura, questa, tutt’altro che semplice, perché è da qui che capiremo se il vino si manterrà “buono” nel tempo. Le bottiglie si riempiono con macchine riempitrici che cambiano a seconda del vino da imbottigliare o della tipologia di riempimento.

Dopo l’imbottigliamento, si passa ovviamente all’incapsulamento della bottiglia: gli accessori enologici utilizzati in questo caso sono tappi specifici che si inseriscono nella bottiglia tramite particolari macchinari.

A questo punto il vino è pronto, manca solo l’etichettatura.