stabilizzazione tartarica

Per capire come avviene la stabilizzazione tartarica, diamo per prima cosa una sua definizione: la stabilizzazione tartarica è quel processo in cui vengono coinvolti determinati principi chimici e regole fisiche che determinano il fatto di far precipitare o meno i sali di bitartrato di potassio oppure li fanno rimanere in soluzione. In base all’esito di questi processi, quindi, sulla nostra tavola avremo un vino con dei fondi sulla bottiglia oppure questo non accadrà.

Metodi per la stabilizzazione tartarica

Al fine di evitare la stabilizzazione tartarica, si può agire tramite un metodo fisico oppure elettrochimico. Il primo prevede la stabilizzazione a freddo. Alla fine di tale periodo, che può durare dalle 24 ore ai 10 giorni, il vino viene portato a 5° circa e travasato, evitando che i sali depositati possano ridisciogliersi. Il metodo invece elettrochimico appartiene in genere a chi si occupa di grandi produzioni commerciali. Esso rischia però di far perdere al liquido parte della sua sapidità e della sua struttura.

Gli attrezzi per fare il vino

I processi che portano alla produzione del vino sono studiati dall’enologia. Quest’ultima include anche l’analisi delle varie tecniche che si utilizzano a partire dalla pigiatura, fino ad ottenere ciò che poi viene imbottigliato. Gli attrezzi per fare il vino sono diversi. Si parte da ciò che occorre per la pigiatura dell’uva, per sua macerazione, si passa poi ai vinificatori, ai filtri, ai serbatoi in cui conservare il vino, fino all’attrezzatura per fare il vino così come lo presentiamo a tavola. A seconda del materiale, che compone i vari elementi dell’attrezzatura per fare il vino, è possibile ottenere risultati differenti, quindi la sua scelta deve essere molto oculata.

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